Chi paga la transizione energetica?
Sorpresa: le emissioni di gas serra in Europa sono in calo. Lo scorso 31 ottobre la Commissione europea ha pubblicato la relazione 2024 sui progressi dell’azione per il clima: nel 2023 le emissioni nette di gas a effetto serra dell’UE sono diminuite dell'8,3% rispetto all’anno precedente. È il calo annuo maggiore degli ultimi decenni - escluso il 2020, quando la pandemia aveva ridotto le emissioni del 9,8%. Di questo passo, l’UE può raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030.
La riduzione delle emissioni è dovuta alla forte crescita delle energie rinnovabili: oltre il 90% delle nuove infrastrutture in grado di generare energia è basato su fonti rinnovabili.
Insomma, la transizione è in moto, e la sua accelerazione ha come “effetto collaterale” positivo che il costo generale della produzione di energia diminuisce stabilmente. Perché produrre energie rinnovabili costa meno che produrre energia da combustibili fossili.
Del resto vi sarete accorti anche dalle vostre bollette che l’energia costa meno. No?
Infatti, no: l’anomalia è che mentre i costi per la produzione dell’energia diminuiscono, grazie all’adozione di nuove tecnologie e al costo minore delle fonti rinnovabili, i prezzi per i consumatori aumentano.
La transizione accelera, ma i costi li pagano i consumatori. È giusto che siano le persone a pagare per il cambiamento? O dovrebbe essere il cambiamento a premiare chi è disposto ad accoglierlo?
Per capirlo dobbiamo prima rispondere a un’altra domanda: come viene stabilito il prezzo dell’elettricità?
Lo status quo
In Italia il prezzo della componente energia in bolletta si basa sul sistema di prezzo marginale.
Da una parte c’è l’offerta di energia, ovvero i soggetti che producono elettricità a partire dalle diverse fonti: solare, eolico, carbone, gas, petrolio, ecc. Dall’altra parte c’è la domanda, i consumatori, ovvero noi tutti. Nel mezzo c’è un organo che gestisce l’incontro tra la domanda e l’offerta: il GME - Gestore dei Mercati Energetici.
I produttori dichiarano il giorno prima quanta elettricità saranno in grado di produrre l’indomani, e a che prezzo, ora per ora. Il GME, che stima quanta elettricità servirà, raccoglie le offerte di elettricità dai produttori. Comincia dai produttori che hanno dichiarato il prezzo più basso, fino a far entrare nel mercato le centrali con costi di produzione più alti. Quali sono le centrali con costi di produzione più alti? Termoelettriche a gas. Le centrali con costi più bassi di produzione sono invece quelle basate su fonti rinnovabili, perché non prevedono una fonte primaria da trasformare per convertirla.
Il prezzo dell’energia elettrica - il Prezzo Unico Nazionale - viene quindi fissato in base all’ultima offerta accettata, che è appunto quella marginale. Ciò significa che tutti i produttori, anche quelli che producono elettricità con le rinnovabili a basso costo, vengono pagati al prezzo del produttore che dichiara il costo più alto.
Per capire meglio torniamo al mercato del pesce.
Al mercato ogni mattina arrivano pescatori con pesci diversi, che hanno prezzi diversi perché procurarseli può essere più o meno costoso. Il consumatore va al mercato e sceglie 1kg di sgombro, 1kg di vongole e 1kg di aragosta da 50 euro al chilo. Al momento di pagare, il conto è di 150 euro. Incredulo, il consumatore chiede spiegazioni al commerciante, che gli indica un cartello su cui è scritto:
“In questo mercato del pesce si applica un sistema di prezzo marginale: il prodotto più caro fa il prezzo di tutti i prodotti”.
Questo sistema, all’apparenza insensato, è utilizzato largamente in Europa e ha una sua logica: è stato pensato per incentivare la transizione. Il prezzo marginale infatti ha due conseguenze principali:
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impone ai produttori di essere trasparenti sui costi di produzione, e diminuisce la possibilità di gonfiare i prezzi sganciandoli dal costo;
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dal momento che le energie rinnovabili hanno costi bassi o nulli di produzione, entrare nel mercato con un’offerta di rinnovabili diventa molto conveniente, perché i margini di profitto sono alti.
Questo meccanismo ha avuto l’effetto positivo di spostare rapidamente il mix energetico a beneficio delle energie rinnovabili. Ha avuto anche però l’effetto negativo di spostare i costi della transizione verso i consumatori.
Gli utenti infatti pagano la differenza di prezzo che rende ai produttori conveniente investire nelle rinnovabili. Pagano l’aumento dei prezzi causato dai picchi di domanda che spesso arrivano da pochi grandi soggetti (grandi industrie, datacenter, hub logistici). E in più pagano anche i costi delle infrastrutture, la manutenzione e i tentativi di adeguamento di una rete obsoleta che fatica a stare al passo con le nuove richieste.
Il paradosso dunque è che tutti noi stiamo pagando il costo della transizione, mentre in pochi ne stanno godendo i benefici. E sappiamo che non può funzionare a lungo: per essere duratura, la transizione deve essere anche economicamente sostenibile, per tutti.
Rivoltiamolo
Perché ne parliamo oggi, a novembre 2024? Perché il prossimo anno le cose cominceranno a cambiare, e si apriranno scenari interessanti soprattutto per i consumatori.
Dal 1 gennaio 2025 il regime del Prezzo Unico Nazionale si trasforma in un meccanismo di prezzo orario zonale.
Il nostro Paese è diviso in tante regioni, ognuna delle quali presenta delle caratteristiche uniche di produzione, distribuzione e consumo di energia elettrica. I prezzi zonali tengono conto proprio di queste differenze, stabilendo prezzi dell’energia diversificati per ciascuna zona, anziché uniformare l’intero Paese.
Il costo dell’energia dipenderà dalla zona in cui si trova il produttore - l’Italia sarà divisa in 7 zone - e dalle fasce orarie del consumo. Il che si traduce anche in prezzi diversi per i consumatori nelle diverse zone.
Sarà più complesso? Si.
Dovrebbe spaventarci? Forse, ma..
Rendere i prezzi più dinamici significa dare luce al potenziale della flessibilità del sistema energetico. Un sistema in cui i consumatori hanno più possibilità di incidere con le proprie scelte sulla propria spesa energetica.
I fornitori di energia potranno modulare le tariffe, potenziando la tendenza delle tariffe smart che già negli ultimi anni si sono diffuse notevolmente.
Noi consumatori potremo investire nella creazione di impianti rinnovabili, con rendimenti più interessanti, e contribuire al bilanciamento della rete, e per questo essere “retribuiti” con sconti, incentivi, guadagni diretti.
Immaginiamo una casa in cui è presente un impianto fotovoltaico, una batteria per lo stoccaggio, dei condizionatori, diversi smart device collegati e connessi, magari un’auto elettrica in garage con il suo sistema di ricarica. Questa casa non è più una casa, è una piccola centrale elettrica.
Chi abita in questa casa è un prosumer che partecipa alla produzione e al consumo collettivo di energia, e a tutti gli effetti è un player nel mercato comune dell’energia: può comprarla, può venderla, può scambiarla. Può gestire i suoi consumi in modo flessibile e modulato, in modo da essere più efficiente possibile, risparmiare, e guadagnare.
Vista - e fatta - così la transizione non è più un prezzo da pagare: è un’opportunità da cogliere. E l’energia non è più soltanto un costo passivo, ma una forma di investimento.
Pensa un numero
371 miliardi di euro
È questa la cifra che le famiglie europee potrebbero risparmiare grazie all’adozione di strumenti di flessibilità dal lato della domanda energetica. Secondo uno studio della società di consulenza DNV, commissionato da Smart Energy Europe, regolare i consumi in base alla disponibilità e al costo dell’energia porterebbe a ridurre drasticamente - fino al 50% - la spesa energetica. In pratica, si tratta di attivare una “intelligenza energetica” diffusa che permette alle famiglie di consumare di più quando l’energia è abbondante e meno costosa, evitando i picchi di prezzo legati ai momenti di scarsità.
Ti do la mia parola
Make Your Power Move
È la call to action che ha ispirato la nascita di Volta Energy. Con il suo doppio significato, racconta bene il nostro modo di guardare al futuro dell’energia. Riprendere in mano la propria energia significa anche riprendersi il potere di scegliere consapevolmente. Perché se vogliamo un sistema energetico radicalmente diverso, dobbiamo costruirlo.