Di chi è l’Himalaya?
Nel mito greco il titano Prometeo ruba il fuoco a Zeus per donarlo all’umanità. È una rivolta, che mette nelle mani degli umani una fonte di energia ben più potente della sola forza fisica, e gli permette di forgiare utensili, cuocere cibi, scaldarsi e proteggersi dagli animali feroci.
Presto, però, l’umanità scoprirà anche che amministrare quel dono non è semplice.
L'evoluzione umana può essere vista come la continua ricerca di flussi di energia in forme sempre più efficaci e versatili, da convertire in calore, luce e movimento. Oggi la nostra rivolta di Prometeo è la più grande sfida che l’umanità si sia mai trovata ad affrontare: rendere l’energia pulita. Una rivolta non negoziabile perché il futuro sarà sostenibile, o non sarà.
In questa newsletter raccontiamo la transizione energetica partendo dallo status quo: gli ostacoli e le resistenze che dobbiamo affrontare. E poi cerchiamo di capire come possiamo rivoltarli: attraverso punti di vista nuovi, e soluzioni in grado di costruire una società a prova di futuro. È verso questo futuro che la nostra energia è rivolta.
Dall’Himalaya scendono tre dei più grandi fiumi del mondo, l’Indo, il Gange e il Bramaputra, con tutti i loro affluenti. Questi monumentali corsi d’acqua garantiscono la sussistenza di milioni di persone, hanno visto nascere civiltà millenarie, e sono inesauribili fonti di energia. Attraversano territori diversi, scorrono in Stati diversi, e quindi sono geopoliticamente frammentati. In un periodo in cui la relazione tra energia e geopolitica sta mostrando tutte le sue conseguenze sulla vita delle persone viene da chiedersi: a chi appartengono questi fiumi? A chi appartiene una risorsa naturale e l’energia che è in grado di produrre?
Lo status quo
I fiumi, i mari, le montagne, il sottosuolo sono, dal punto di vista naturale, dei beni comuni. Tutti gli esseri umani dovrebbero poter accedere a queste risorse e all’energia che generano. Eppure dal punto di vista amministrativo appartengono a delle entità statali, che regolano e gestiscono l’accesso alle risorse. E che, insieme ad altri attori privati, producono energia da queste risorse, e gestiscono le reti e le infrastrutture con cui l’energia viene distribuita e arriva alle persone.
Nel corso dell’evoluzione le comunità di homo sapiens si sono trasformate in un superorganismo sociale che consuma voracemente energia. All’interno di questo superorganismo gli umani non possono più contare solo sull’energia prodotta dalla forza fisica, o su quella a cui hanno accesso diretto. E così hanno costruito sistemi di distribuzione centralizzati che dipendono circa per l’85% da carbone fossile e idrocarburi.
La distanza che si crea tra le persone e le fonti di energia, soprattutto quelle rinnovabili, è uno dei principali ostacoli logistici alla transizione energetica.
La possibilità di decarbonizzare il sistema energetico, infatti, passa anche per la capacità di abilitare le persone a diventare prosumer. Facendole uscire dal ruolo di spettatori consumatori, e dando loro la possibilità di scegliere, di partecipare attivamente alle diverse fasi del processo produttivo.
Produrre e condividere la propria energia però non è così facile per tutti. C’è chi vive vicino all’Himalaya, e ha a disposizione sole, aria e acqua, e chi vive in un condominio nel centro di Roma o di Milano. Per chi sta più lontano dall’Himalaya creare i propri impianti di produzione e avere accesso diretto alle risorse è quasi impossibile. E dovrà accettare le mediazioni e i sistemi di distribuzione di chi controlla le risorse e detiene le infrastrutture di produzione e distribuzione.
Gli ostacoli logistici si sommano a quelli economici e tecnologici, e a contrastare il cambiamento contribuisce anche la natura stessa degli umani, che tende a privilegiare gli obiettivi di breve periodo - come il profitto o il tornaconto immediato - a scapito degli obiettivi di lungo periodo - come la protezione della specie e la sopravvivenza del pianeta.
Dedichiamo le nostre energie migliori a benefici visibili nel presente, e trascuriamo gli effetti futuri delle nostre azioni. Anche per questo la transizione rallenta, e l’obiettivo della piena decarbonizzazione - che l’Europa ha fissato per il 2050 - si allontana.
Rivoltiamolo
La distanza tra le persone e le fonti di energia, però, si può accorciare. Oggi abbiamo gli strumenti, le tecnologie e la consapevolezza culturale per pensare l’accesso alle risorse naturali in modo diverso. E per rovesciare completamente il modo in cui produciamo e distribuiamo l’energia.
Esiste un modo concreto per eliminare gli ostacoli che separano le persone dalla possibilità di produrre e gestire la propria energia. E consiste nello svincolare le risorse e gli asset di produzione dalla loro collocazione territoriale. Portare un po’ di Himalaya ovunque.
Occorre immaginare che le risorse esistano in uno spazio virtuale, in una dimensione alla quale tutti possono avere accesso. Come mettere l’energia in un sistema cloud**:** non sta fisicamente da nessuna parte, ma può essere raggiunta da qualunque luogo.
Dovremmo quindi smaterializzare gli asset di produzione dell’energia. Renderli digitali, e permettere a chiunque di acquistarne un pezzo, di partecipare al loro finanziamento e alla loro gestione. A prescindere dalla collocazione geografica.
Le tecnologie per sviluppare un sistema di questo tipo esistono (nel 2021 in Austria è stato sviluppato il primo esempio concreto di tecnologia per la digitalizzazione degli asset di produzione dell’energia rinnovabile) e la spinta delle persone a prendere in mano il controllo della propria energia potrebbe favorirne l’adozione.
Può sembrare un paradosso, ma smaterializzare gli asset li renderebbe più visibili. Perché permetterebbe alle persone di non dare più per scontata l’infrastruttura e il suo funzionamento. Dare accesso agli asset e alla loro gestione farebbe uscire dall’ombra il processo di produzione e distribuzione dell’energia. E darebbe alle persone un maggiore controllo e una maggiore consapevolezza sulle proprie scelte energetiche.
In questo modo, l’Himalaya diventa di nuovo di tutti. Le risorse naturali e rinnovabili tornano a essere un bene comune. E alle persone vengono consegnati gli strumenti per partecipare attivamente, in prima persona, alla transizione energetica. Ovunque vivano, qualunque sia la loro distanza dalle fonti.
Pensa un numero
36,8 miliardi di tonnellate
È la quantità di CO2 prodotta in un anno dal settore energetico, pari al 70% delle emissioni umane. Secondo l’IEA – International Energy Agency, per poter rendere più piccolo questo numero e decarbonizzare il sistema energetico entro il 2050 servirà che il 90% dell’energia elettrica sia prodotta da fonti rinnovabili.
Vi do la mia parola
Comunità energetica
La comunità energetica è una rete di persone, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali che collaborano e si impegnano direttamente nelle diverse fasi di produzione, consumo e scambio dell’energia. I soggetti coinvolti partecipano attivamente a tutti i processi energetici, e gestiscono direttamente l’impiego dell’energia prodotta. Ad oggi è possibile costituire o far parte di una comunità energetica condividendo energia rinnovabile nello stesso perimetro geografico, grazie all’impiego della rete nazionale di distribuzione di energia elettrica, che rende possibile la condivisione virtuale dell’energia.