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Energy

Di cosa parliamo quando parliamo di transizione

Dal 13 al 15 giugno scorso i leader delle sette economie più importanti al mondo si sono ritrovati per la 50° volta nella storia. Il ritrovo questa volta è avvenuto nel comune di Fasano, all’interno del resort di Borgo Egnazia, in Italia. Nel documento finale che riassume le decisioni e gli impegni presi dal G7 si parla anche di transizione energetica. In sintesi, i grandi della terra si impegnano a:

  • triplicare la capacità delle fonti rinnovabili entro il 2030

  • entro la stessa data, raddoppiare l’efficienza delle fonti energetiche

  • raggiungere i 1500 GW di energia accumulata, sempre entro il 2030

  • transitare via dalle fonti fossili e raggiungere il net-zero entro il 2050.

L’ultimo punto è la traduzione della controversa dicitura “Transition away from fossil fuels”, che ha fatto fibrillare i vari traduttori online, emersa come compromesso rispetto al più duro “Phase-out” durante l’ultima riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, la COP 28.

Sempre nel documento si legge che “l’efficienza energetica è il primo e più essenziale elemento della transizione verso l’energia pulita”. E questa è un’idea fondamentale per capire che cos’è davvero la transizione, perché trasformare il nostro sistema energetico non significa soltanto sostituire le fonti attuali con altre fonti, ma migliorare l’efficienza con cui trasformiamo l’energia.

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?, si chiedeva lo scrittore Raymond Carver. Noi possiamo chiederci: di cosa parliamo quando parliamo di transizione energetica?


Lo status quo 

Per raccontare l’evoluzione della civiltà umana basterebbe raccontare come si è evoluto il modo di procurarsi l’energia degli esseri umani.

All’inizio il nostro eroe, Homo, ha un solo modo di soddisfare il proprio bisogno di energia: il cibo. Mangiare piante - che attraverso la fotosintesi trasformano l’energia del sole in sostanze vitali - oppure mangiare animali che hanno mangiato piante. 

A questo sistema energetico rudimentale corrispondono le società di cacciatori-raccoglitori, che reinvestono tutte le energie incamerate attraverso il cibo nella ricerca di altro cibo. Il sistema funziona ma non è molto efficiente: l’unica macchina che Homo può alimentare con questa energia è il proprio corpo. 

La costruzione dei primi utensili e strumenti permette a Homo un piccolo upgrade di efficientamento: lance, frecce, pietre scheggiate rendono più facile e meno dispendiosa l’acquisizione di cibo. La capacità di coprirsi e di costruirsi un riparo consentono a Homo di risparmiare un po’ di energia. Tanto che qualche volta riesce a trovare perfino il tempo di incidere disegni sulle pareti delle caverne. 

Ma la prima grande transizione energetica avviene quando Homo capisce che può controllare il fuoco: l’albero incendiato dal fulmine può essere gestito e alimentato. Quella scintilla può essere riprodotta. Finalmente esiste una fonte di energia che non sta dentro al corpo, ma fuori, e può essere utilizzata. 

Il controllo del fuoco permette a Homo di nutrirsi meglio, occupare habitat prima ostili, difendersi da predatori e condizioni atmosferiche avverse, prevenire malattie. Homo ha un sacco di energie nuove da investire nella costruzione di altri strumenti, macchine più complesse capaci di sfruttare la forza muscolare degli animali, o la forza cinetica del vento e dell’acqua. Risultato: più energia che aumenta la capacità dell’umanità di attivare forze motrici, evolversi, costruire, progredire, alimentare gli scambi sociali.   

Nascono i villaggi, nasce l’agricoltura, cominciano i primi scambi di oggetti: Homo ora coltiva, alleva e costruisce cose in più rispetto a quelle di cui ha bisogno, e può barattarle. Poi sorgono le case, le città, le strade e i mezzi di trasporto. La scintilla che Homo ha rubato al cielo si diffonde attraverso camini, stufe, forni che trasformano incessantemente l’energia chimica delle piante in energia termica

Macchine sempre più potenti permettono di produrre una grande quantità di cose che Homo può non solo scambiare, ma vendere: nasce l’economia industriale. E quando l’energia elettrica rende disponibile ovunque il potere della scintilla di fuoco, Homo cammina per le strade illuminate delle grandi città ripensando a quando viveva nel buio delle caverne e disegnava animali per esorcizzare la fame. 

L’industrializzazione del fuoco è stata l’ultima grande transizione, quella che ha edificato il sistema energetico attuale: combustione di fonti fossili su larghissima scala, gestita attraverso sistemi centralizzati che trasformano l’energia termica in elettricità, e la distribuiscono agli utilizzatori finali. 

L’era dell’energia prodotta da fonti fossili e gestita in modo centralizzato è quella che alimenta la nostra società e la nostra economia ad alto consumo energetico, ma non potrà essere il sistema che ci accompagnerà nel futuro.

La trasformazione dei fossili in energia, infatti, è facilmente controllabile, perché è possibile scatenarla quando serve, ma è poco efficiente in un sistema chiuso per materia ed aperto per energia come il pianeta terra, perché non produce solo l’energia di cui abbiamo bisogno e che utilizziamo, ma anche un’alta percentuale di calore e di gas che si disperdono e alterano l’atmosfera.

Dobbiamo immaginare che il nostro pianeta sia chiuso dentro una bottiglia: nel corso degli anni (fortunatamente) pochi detriti spaziali hanno superato l’atmosfera e Homo ha spedito qualche astronave nello spazio, mentre l’atmosfera rende la terra un sistema chiuso per materia, ma aperto rispetto alla quantità di energia che può generare. Arriva un momento, dunque, in cui le emissioni di gas climalteranti generate dalla produzione di energia non sono più sostenibili per la sopravvivenza di Homo: la bottiglia è piena. E tutti i dati confermano che quel momento si sta avvicinando. 


Rivoltiamolo

I leader della terra parlano di “Transition away from fossil fuels”, ma verso dove? Quale sarà quindi la prossima transizione? Come costruiremo il sistema energetico del futuro? 

Homo ha rivoluzionato più volte le proprie relazioni sociali ed economiche, inventando nuovi strumenti e nuovi sistemi energetici. Adesso tocca a noi accompagnare la transizione energetica con una rivoluzione che è anche culturale, intellettuale e tecnologica. Dobbiamo re-inventare i nostri utensili. Dobbiamo riscoprire il fuoco. E il nuovo “fuoco” dovrà necessariamente essere basato sulle fonti di energia rinnovabili, che permettono di migliorare l’efficienza e di contrastare le emissioni nocive che stanno riempiendo la nostra bottiglia.

Proprio quello che è successo negli ultimi anni alla cultura e alla tecnologia può fornirci qualche spunto sul modo in cui immaginare la trasformazione del sistema energetico. L’evoluzione tecnologica infatti, in particolare quella legata alle tecnologie digitali, ha moltiplicato vertiginosamente la quantità di informazioni disponibili, e ha eliminato tutte le mediazioni che prima separavano le persone dalla cultura. Ora tutti noi abbiamo a disposizione ogni possibile contenuto culturale, possiamo decidere come utilizzarlo e come elaborarlo, e possiamo produrre nuova cultura in prima persona, senza incontrare barriere di accesso ai luoghi di espressione e pubblicazione. 

Il sistema energetico del futuro dunque potrebbe essere ugualmente disintermediato e decentralizzato. Per costruirlo, però, abbiamo bisogno dell’azione concreta e sincronizzata di tre protagonisti: 

  1. Le aziende. I player attuali del settore energetico dovranno evolvere verso nuovi modelli di business. Da distributori di energia dovranno diventare piattaforme in grado di distribuire e rendere accessibili i dati di produzione e consumo. Proprio come è accaduto per l’industria culturale, con la produzione di contenuti che non è più monopolio dei grandi media broadcast ma è accessibile a tutti, anche la produzione di energia potrà essere decentralizzata e controllata direttamente dalle persone e dalle comunità. Anche nel settore energy, come accade in ambito tech, gli attori distribuiti lungo la catena di produzione del valore saranno orchestratori di dati piuttosto che produttori e commercializzatori di energia. Mentre ognuno, attraverso l'installazione di impianti domestici e la creazione di comunità energetiche, potrà diventare produttore e gestore della propria utility. 

  2. Gli Stati. Il ruolo degli Stati è fondamentale nel creare le infrastrutture necessarie e nel garantire gli interventi legislativi che renderanno possibile un sistema aperto e decentrato di trasformazione dell’energia. Gli Stati dovranno “spacchettare” le reti centralizzate di oggi, e creare le infrastrutture per la produzione e la gestione decentrata dell’energia. Anche perché l’energia solare, eolica o idrica, che dipende dalla presenza localizzata delle fonti, favorisce la produzione dislocata dell’energia, e quindi la gestione diretta da parte delle comunità. Le energie rinnovabili redistribuiscono l’accesso alle risorse, e rendono possibili nuove forme di “transizione”, nuove trasformazioni dell’energia capaci di alimentare anche trasformazioni sociali ed economiche. 

  3. Le persone. Noi Homo, gli esseri umani del XXI secolo, con i nostri comportamenti e le nostre scelte. Per millenni il petrolio è stato raccolto e utilizzato in quantità esigue, era una fonte “di nicchia” prima di diventare il combustibile dell’età moderna. Allo stesso modo, le reti intelligenti delle fonti rinnovabili che adesso sembrano minoritarie si diffonderanno e si imporranno se le persone sceglieranno di adottarle. La prossima era energetica prenderà il sopravvento solo se a spingerla in avanti e a costruirla pezzo dopo pezzo saranno le persone. Se le persone sceglieranno la mobilità elettrica invece dei motori a combustione, le pompe di calore invece del riscaldamento a olio combustibile, le Smart Home invece della gestione della casa completamente analogica. Ancora una volta, Homo dovrà decidere di portare in casa il ramo infuocato della transizione.  

Parliamo di questo, quando parliamo di transizione energetica: la costruzione di un sistema capace di migliorare l’efficienza del processo di trasformazione dell’energia, attraverso l’impiego di fonti rinnovabili e la decentralizzazione della produzione. E quindi un sistema capace di costruire una nuova civiltà, nuove forme sociali e nuove relazioni economiche

Perché l’energia è prima di tutto cultura, è il sistema di trasmissione della nostra società. Ogni volta che, nel corso della storia umana, si è prodotto un aumento di efficienza nello sfruttamento dei flussi di energia, questo si è accompagnato a un miglioramento dei processi culturali: maggiore efficienza significa più energia per creare condizioni di vita migliori, per alimentare nuove possibilità di sviluppo e progresso. 

Intorno ai nuovi sistemi di produzione, stoccaggio e distribuzione dell’energia, intorno alle comunità energetiche alimentate dalla forza del sole, del vento e dell’acqua, nasceranno i nuclei della società di domani. Proprio come le prime comunità umane sono nate e sono cresciute intorno al fuoco, intorno al fuoco hanno sviluppato le loro forme di convivenza, hanno inventato l’economia, e hanno cominciato a raccontarsi le storie che hanno dato forma al loro futuro.


Pensa un numero

500 miliardi 

Sono i dollari spesi per l’istallazione di pannelli fotovoltaici nel 2024, una cifra quasi equivalente a quella investita per l’estrazione di petrolio e gas. Il dato proviene dalla storia di copertina dell’ultimo numero dell’Economist, dal titolo Dawn of the Solar Age. Il reportage racconta la crescita esponenziale dell’energia solare nell’ultimo decennio, e illustra la proiezione secondo cui nel 2040 l’energia solare sarà la principale fonte di energia usata dall’umanità. 


Vi do la mia parola

California

A partire dall’inizio di marzo, si legge in un reportage del New Yorker, per quasi tutti i giorni, una combinazione di energia solare, eolica, geotermica e idroelettrica ha prodotto più del cento per cento della domanda di elettricità dello Stato della California. In alcuni pomeriggi, i pannelli solari hanno prodotto da soli più energia di quella utilizzata. E di notte le grandi batterie installate negli ultimi anni sono spesso la principale fonte di approvvigionamento della rete, in grado di inviare l’energia in eccesso accumulata nel pomeriggio ai consumatori di tutto lo Stato. La California è la quinta economia più grande del mondo e, nel giro di pochi mesi, ha dimostrato che è possibile gestire una fiorente economia moderna con l’energia pulita.